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Punta di petto sous vide con salsa gravy: 24 ore di cottura per un risultato da sballo

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punta di petto sous vide con salsa gravy

La punta di petto è un taglio di carne di seconda scelta, perchè cartilaginoso e stopposo una volta cotto; inoltre è ricca di fasce di grasso visibile e dunque lo scarto è molto. In Italia questo taglio di carne viene usato prevalentemente per fare il brodo. La punta di petto chiamata più genericamente petto è situato nella parte anteriore dell’animale, adiacente al taglio reale, alla spalla e alla zampa anteriore. Una volta rimosso il grasso visibile rimane una carne magra e dal contenuto calorico piuttosto esiguo.

Se in Italia, come dicevo, questo taglio di carne viene usato solo da brodo o tuttalpiù per il macinato, in america, dove la cultura della carne e le tecniche per cuocerla sono molto vive, la punta di petto, brisket in americano, viene cotta a bassa temperature per ore e ore, tanto da diventare tenerissima e da essere usata nei panini o così com’è.

Io ho voluto provare a cucinare questa carne per 24 ore sottovuoto a una temperatura di 68° centigadi per poi scottarla 3 minuti per lato su una padella di ghisa rovente.
Il risultato è qualcosa di sorprendentemente buono e tenero che rifarò assolutamente. C’è anche chi cuoce a temperatura più bassa per ben 72 ore!

Crescenta bolognese o crescente delle sorelle Simili

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crescenta bolognese o crescente bolognese

Le sorelle Simili qui a Bologna le conoscono tutti di nome. Sono un’istituzione. Due gemelle che in passato gestivano un forno e ora, dal 1986, gestiscono una scuola di cucina conosciuta in tutto il mondo.

Ora una premessa. Non me ne vogliano i bolognesi che guai a chi osa criticare la loro tradizione culinaria, ma, a mio modesto parere, qui a Bologna il pane e i lievitati non li sanno fare o comunque li fanno maluccio.
Diciamo che la cucina emiliana vive di rendita per il fatto di aver inventato tortellini, lasagne e compagnia bella, ma a me la cucina qui è sempre sembrata greve, un po’ rozza nonché inutilmente grassa. Non che i sapori non siano buoni, ma li ho sempre trovati un po’ volgarotti.

Della serie “nel dubbio tu aggiungi un panetto di burro, della besciamella o della panna e tutto diventa magicamente buono”. Ecco, secondo me a fare roba gustosa inzeppando tutto di burro non è così difficile. Il difficile è, sempre a mio parere, fare dei piatti buoni e con un tenore di grassi normale e qui questo concetto è una chimera.

Risotto pere e formaggio

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risotto pere e formaggio

“Al contadin non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere”. E in effetti i detti dei nonni non sbagliano mai. L’accoppiata pere-formaggio è davvero una delizia del palato e farci un risotto diventa davvero godurioso!
L’abbinamento è appunto un classico ed è da un po’ che avevo in mente di provare a utilizzare questo abbinamento per un risotto. Quasi per caso ho scoperto questa pagina ricca di idee per risotti, e tra le tante idee, appunto, ho trovato proprio quella del risotto pere e formaggio ( o risotto cacio e pere che è anche più carino, perché a prima vista fa pensare al cacio e pepe!).
Ho seguito dunque la ricetta e il risultato è stato super! La caciotta non è troppo invadente e il dolce della pera si sposa benissimo. Io poi ho usato un riso di Baraggia che mi ha portato un mio amico dal Piemonte, che è una roba meravigliosa e il successo era assicurato!

Verza e patate

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verza e patate

portate a bollore una capiente pentola di acqua. Tagliate a metà la verza, rimuovete il torsolo duro al centro, poi tagliatela a striscioline di circa 1,5 cm di larghezza. Lavate bene la verza e scolatela. Quando l’acqua arriva a bollore versate la verza e fatela cuocere per circa 10 minuti o finché sarà ammorbidita. A parte riempite una casseruola con acqua fredda. Lavate bene le patate e inseritele nell’acqua. Accendete il fuoco e cuocete le patate per circa 20 minuti […]

Biscotti al cocco (con frolla all’olio di cocco)

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Biscotti al cocco con frolla all'olio di cocco

Sull’onda dell’entusiasmo in rete circa l’olio di cocco e le sue multiple proprietà e avendolo trovato in sconto, me ne sono presa uan confezione da 800g: olio di cocco extravergine e biologico, non deodorato, non idrogenato, non fermentato e non sbiancato e ottenuto da noci di cocco fresche, quindi adatto ad uso alimentare e più salutare naturalmente. Per la cronaca, Woody, il mio miciotto, ne va matto! Ora, devo ancora capire se sia salutare usarlo in cucina, visto che è molto ricco di acidi grassi saturi, che sono quelli che si legano per formare i trigliceridi, però sicuramente ha anche altri utilizzi. Io ad esempio lo uso la mattina massaggiandolo sul viso. Ha un effetto scrub e lascia la pelle liscia e morbida, oltre a rimuovere le eventualità impurità.

Volevo però utilizzarlo, almeno una volta in cucina e, visto che ha veramente sapore di cocco, ho pensato di farci dei frollini al cocco, mettendo anche un po’ di farina di cocco all’interno. Rispetto all’olio di oliva o di semi, l’olio di cocco, solidifica a temperature più alte quindi io l’ho usato sotto forma di un simil burro, il che lo rende perfetto per fare una frolla. Sono venuti dei biscottini friabili e gustosi! Olio di cocco promosso per questo utilizzo!

Pan brioche salato al pesto con lievito madre

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pan brioche salato al pesto

L’ultima volta avevo postato una ricetta di pan brioche a lievitazione naturale dicendo che era una sorta di palliativo in attesa di fare le colombe pasquali, sempre a lievitazione naturale. Ad oggi le colombe le ho fatte. Le ho sfornate ieri: 3 bei tacchini gonfi da far pensare alla festa del ringraziamento più che alla Pasqua!

Ultimamente il lievito madre mi sta dando molte soddisfazioni. C’è da dire che ho comprato la farina specifica per rinfrescare la pasta madre. Se sia suo il merito non lo so, ma è stata studiata da Iginio Massari quindi forse fa la differenza sul serio.

Questo pan brioche stavolta l’ho fatto salato e l’ho farcito con un buon pesto genovese e dei pinoli. Beh, se vi piace il pesto provate la ricetta perchè era veramente buona!